Il 20 luglio del 2008 è la data più importante del calcio italiano declinato al femminile: quel giorno allo Stadio “Vallée” di Tours, la Nazionale Under 19 “in rosa” si è laureata infatti campione d’Europa, superando la favoritissima Norvegia al termine di un cammino straordinario, conquistando il primo e finora unico trofeo internazionale della nostra Federazione a livello femminile.
Un’impresa a tinte azzurre che ricorda tanto la favola della Danimarca campione d’Europa tra gli uomini nel 1992, quando Michael Laudrup e compagni furono chiamati alla fase finale in sostituzione della Jugoslavia, esclusa per la guerra nei Balcani, e da cenerentola finirono per mettere in fila tutte le grandi favorite. Per l’Italia non ci fu bisogno certo di una guerra o dell’esclusione di qualcun altro, ma le azzurre conquistarono la fase finale per ultime, raggiungendo le 6 vincitrici della seconda fase e le francesi padrone di casa, grazie al ruolo di migliore seconda della seconda fase di qualificazione che fruttò il ripescaggio, con il ruolo di out siders tra le solite grandi favorite: Germania, Francia e Norvegia. Come avrebbe ammesso a fine torneo anche il Ct Corrado Corradini “Siamo arrivati in Francia tra lo scetticismo generale, perché nessuno avrebbe scommesso su di noi…” Dallo scetticismo ai titoli in prima pagina, il passo non fu breve, perché la storia che andiamo a raccontare è una breve sintesi del sacrificio e della volontà di un gruppo di ragazze che seppero sognare in grande e fecero di tutto per realizzare quella loro speranza.
La prima fase. Questa favola del calcio femminile azzurro, per ora purtroppo unica, comincia il 27 settembre 2007 in Russia, in una città dal nome impronunciabile, Krasnoazmgysk. Sono data e luogo della prima uscita nel Campionato Europeo di categoria 2007/08: l’Italia dilaga contro l’Irlanda del Nord (doppietta di Bonometti e Girelli, gol di Pisano, Gama e Parisi), per ripetersi poi due giorni dopo contro Israele, un altro 5-1 eloquente (altra doppietta per la Girelli, poi Parisi, Gueli e Crespi). La prima resa dei conti è con la Russia padrona di casa, il 2 ottobre: finisce 1-1 (al gol di Girelli, il 5° in 3 gare, segue il pari della Koroukina) e le Azzurre centrano il primo posto in virtù della migliore differenza reti (+11 contro +9).
La seconda fase. Il sorteggio della Uefa ci manda in Portogallo, dove torniamo in campo il 24 aprile 2008. Siamo a Povoa de Varzim, nel distretto di Oporto e partiamo con la stessa verve di 6 mesi prima: il Portogallo ammaina bandiera bianca dopo 21’ quando la Parisi sblocca il risultato, seguita dalla solita Girelli, poi Bonetti e Marchese nel secondo tempo completano il 4-0. Quarantotto ore dopo, il bis: altro 4-0, all’Ucraina, con la doppietta di Bonometti e le reti di Marchese e Gueli. Siamo a un passo dalla storia, ma il destino, che probabilmente ha già preparato il copione straordinario che ci porterà al trionfo tre mesi dopo, vuole evidentemente mettere alla prova il coraggio delle nostre ragazze. E così il 29 aprile dobbiamo andare al tappeto, per mano della Norvegia (Herregarden e Enget nel primo tempo, accorcia la Parisi nella ripresa), assaporando l’amaro gusto della sconfitta. La vittoria promuove direttamente le norvegesi, che in seguito, però, pagheranno caro quel successo nei nostri confronti.
La fase finale. Ripescate per il miglior score tra le seconde, le Azzurre arrivano dunque nella Valle della Loira ad inizio luglio, a due mesi dalla conclusione dell’attività in Italia, dopo aver lavorato sodo agli ordini di Corradini per recuperare lo smalto migliore. Siamo la squadra più giovane del torneo, ma saranno le altre a doverci temere. Forgiate da una volontà di ferro, da una forza mentale ammirevole e da un bagaglio tecnico non indifferente, le ragazze dell’annata azzurra 1989 erano attese nel girone da Norvegia, Francia e Spagna. Come uno scherzo del destino, si parte proprio dalle scandinave, il 7 luglio, le stesse che in Portogallo ci avevano quasi messo fuori dall’Europeo, se non fosse stato per il nostro ottimo score di reti nelle due gare precedenti. Ma la storia, si sa, la scrivono gli eroi e quel giorno, a Romorantin, quando manca 1’ alla fine della gara, la Bonetti decise di trasformarsi nel Re Artù di casa nostra ed estrasse la sua Excalibur dalla roccia lasciando di sasso le norvegesi: 1-0. Quel gol fu la miccia che accese le polveri azzurre destinate ad esplodere ancora nei giorni seguenti; come a Blois, il 10 luglio, quando saltarono le speranze di grandeur francese: le ragazze di casa, reduci dal successo sulla Spagna, riuscirono nella ripresa (61’ Le Somrer) a pareggiare l’iniziale vantaggio italiano (Barreca al 34’). Ma l’orgoglio italico quel giorno non era in vacanza: la Gueli infila di nuovo la Benamgur al 69’ e poi all’89’ la Bonometti pone il sigillo finale: 3-1 e primo posto ipotecato dopo due gare.
Poco conta, allora, che il 13 luglio rimediamo una sonora “scoppola” dalla Spagna (3-0) che anzi serve alla squadra per presentarsi all’appuntamento con la Svezia, in semifinale, con la giusta attenzione. La gara che ci apre le porte della finale è un capolavoro: la Gueli sblocca al 36’, poi la Bonometti, la Parisi e ancora la Gueli completano il poker nella ripresa. Il trionfo è vicino: siamo in finale, dove troviamo di nuovo, per la terza volta nell’Europeo, la Norvegia, capace di far fuori la favoritissima Germania. E’ la resa dei conti: primo tempo equilibrato, ma forza fisica e nervi sono le nostre armi segrete. E così l’Italia esce fuori alla distanza proprio nella ripresa: al 16’ la Barreca sfiora l’1-0 deviando una punizione della Parisi, palla sul palo. Otto minuti più tardi, però, la Gueli è messa giù in area dalla Herregarden, è rigore. Sul dischetto va la Parisi, destro chirurgico, palla in rete alla sinistra di Thorbjornsen. Ma l’Italia non si accontenta, non si chiude. No, attacca ancora, combatte metro su metro, fa sentire alle avversarie la forza e l’entusiasmo di tutto un movimento che fino a quel giorno non aveva mai potuto urlare al mondo la sua fierezza. A Tours si leva alto il grido delle nostre ragazze, che è anche il grido del calcio femminile italiano che oggi in Romagna, tre anni dopo, deve dimostrare, in campo e fuori, quanto giusta sia stata la scelta della Uefa di celebrare da noi il titolo continentale 2011.